<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Transatlantico</title>
	<atom:link href="http://www.transatlantico.org/sitehome/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.transatlantico.org/sitehome</link>
	<description>Sito di informazione economica e politica, di Andrew Spannaus</description>
	<lastBuildDate>Tue, 20 Dec 2011 13:04:57 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Intervento all&#8217;assemblea nazionale del &#8220;Comitato No Debito&#8221;</title>
		<link>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/uncategorized/intervento-allassemblea-nazionale-del-comitato-no-debito</link>
		<comments>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/uncategorized/intervento-allassemblea-nazionale-del-comitato-no-debito#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 13:04:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.transatlantico.org/sitehome/?p=92</guid>
		<description><![CDATA[Andrew Spannaus di MoviSol è intervenuto all&#8217;assemblea nazionale del &#8220;Comitato No Debito&#8221; a Roma il 17 dicembre, organizzazione nata dalla sinistra vicina al sindacalista della Fiom Giorgio Cremaschi, con lo slogan &#8220;contro il Governo Monti, contro il Governo della BCE, contro la manovra&#8221;. Di fronte ad oltre 500 persone presenti al Teatro Tendastrisce di Roma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.transatlantico.org/sitehome/wp-content/uploads/2011/12/locandina-no-debito.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-93" title="locandina no debito" src="http://www.transatlantico.org/sitehome/wp-content/uploads/2011/12/locandina-no-debito-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a>Andrew Spannaus di MoviSol è intervenuto all&#8217;assemblea nazionale del &#8220;Comitato No Debito&#8221; a Roma il 17 dicembre, organizzazione nata dalla sinistra vicina al sindacalista della Fiom Giorgio Cremaschi, con lo slogan &#8220;contro il Governo Monti, contro il Governo della BCE, contro la manovra&#8221;. Di fronte ad oltre 500 persone presenti al Teatro Tendastrisce di Roma e collegate in diretta via internet, Spannaus ha iniziato affermando, &#8220;sono americano, non sono comunista, ma sono d&#8217;accordo con chi si batte contro il governo delle banche&#8221;. Ha poi detto che &#8220;non basta battersi per i diritti, bisogna sapere come siamo arrivati alla situazione di oggi, e avere proposte chiare per uscirne&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il segretario di MoviSol ha poi tracciato brevemente la trasformazione delle economie industrializzate in società &#8220;post-industriali&#8221; e i punti salienti della deregulation finanziaria che ha portato alla crisi odierna. La risposta alla situazione di oggi, in cui vengono creati dei governi antidemocratici per imporre una politica a favore degli interessi della grande finanza internazionale è chiara: riprendersi la sovranità nazionale e riorganizzare il sistema finanziario. Serve la <a href="http://www.movisol.org/11glass-steagall.htm">separazione delle funzioni bancarie (Glass-Steagall)</a>, ed una <a href="http://www.movisol.org/LCP.htm">banca nazionale per finanziare lo sviluppo industriale ed infrastrutturale</a>. In conclusione, Spannaus ha ammonito del pericolo di guerra che si sta creando con le avventure militari dell&#8217;occidente nel medio oriente, e specificamente con le minacce di un attacco all&#8217;Iran e alla Siria, a cui Cina e Russia hanno già reagito in modo pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;intervento di Spannaus è stato apprezzato da molti per la sua chiarezza, e il giornalista Giulietto Chiesa ne ha fatto riferimento nel proprio intervento, preoccupandosi però del fatto che è stato l&#8217;unico tra le decine di persone a parlare che ha fatto riferimento al pericolo di guerra in questo momento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Comitato No Debito sta pianificando due manifestazioni nazionali, a Milano e a Napoli, con lo scopo di contrastare le pesanti misure di austerità promosse dal Governo Monti e di esigere un cambiamento del governo dell&#8217;economia, contro misure antidemocratiche che chiedono alla popolazione di pagare per il fallimento della finanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso dell&#8217;assemblea è emersa la varietà di posizioni dei membri del comitato, dal comunismo e il socialismo, alle posizioni più aperte verso persone di altre estrazioni culturali e politiche. La proposta di MoviSol è di lanciare una mobilitazione intorno alla questione della riforma del sistema finanziario internazionale, a partire dal ripristino della legge Glass-Steagall e la fine del sistema dell&#8217;euro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/uncategorized/intervento-allassemblea-nazionale-del-comitato-no-debito/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Spannaus a Piazzapulita di LA7</title>
		<link>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/uncategorized/spannaus-a-piazzapulita-di-la7</link>
		<comments>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/uncategorized/spannaus-a-piazzapulita-di-la7#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 12:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.transatlantico.org/sitehome/?p=88</guid>
		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/enomt2JU-kY?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/uncategorized/spannaus-a-piazzapulita-di-la7/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il più grande pericolo per il sistema dell’euro? La democrazia</title>
		<link>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/il-piu-grande-pericolo-per-il-sistema-dell%e2%80%99euro-la-democrazia</link>
		<comments>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/il-piu-grande-pericolo-per-il-sistema-dell%e2%80%99euro-la-democrazia#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 12:26:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.transatlantico.org/sitehome/?p=85</guid>
		<description><![CDATA[da NoBigBanks I mercati finanziari sono sprofondati oggi sui timori che l’Europa non riuscirà a fermare la crisi del debito. La colpa della nuova botta? Il primo ministro greco Papandreu ha annunciato un referendum sull’accordo per il “salvataggio” della Grecia. Eh sì, la paura che la gente potrà esprimersi sui piani di austerità pensati a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>da NoBigBanks</em></p>
<p style="text-align: justify;">I mercati finanziari sono sprofondati oggi sui timori che l’Europa non riuscirà a fermare la crisi del debito. La colpa della nuova botta? Il primo ministro greco Papandreu ha annunciato un referendum sull’accordo per il “salvataggio” della Grecia. Eh sì, la paura che la gente potrà esprimersi sui piani di austerità pensati a Francoforte insieme alle grandi banche internazionali è sufficiente per seminare il panico. I portavoce del sistema attuale sbottano: come ci si permette! Sarkozy arriva addirittura a definire la mossa greca “irrazionale” e “pericolosa”. Insomma, nella grande Europa che si vanta di difendere i valori democratici è vietato chiedere ai cittadini cosa ne pensano. Non è un caso che la base legale dell’UE stessa ha seguito lo stesso percorso. Dopo la bocciatura del progetto di Costituzione da parte della Francia e dell’Olanda, gli architetti sovranazionali hanno pensato bene di fare un trattato che non richiede il referendum popolare. Ci hanno pensato gli irlandesi a rovinare il gioco temporaneamente con un referendum bocciando il Trattato di Lisbona, ma dopo le opportune minacce si sono sistemate le cose.</p>
<p style="text-align: justify;">I greci hanno davvero torto? Vogliono affossare l’Europa? Dopo un anno e mezzo di salvataggi è crollato il PIL, il tenore di vita, e anche la possibilità di evitare il default. E’ arrivato il momento in cui dire basta.</p>
<p style="text-align: justify;">Riformiamo la finanza, salviamo la gente<br />
Glass-Steagall. Credito produttivo. Infrastrutture avanzate</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/il-piu-grande-pericolo-per-il-sistema-dell%e2%80%99euro-la-democrazia/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;economia cristiana di fronte alla crisi: il conflitto stato-mercato</title>
		<link>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/leconomia-cristiana-di-fronte-alla-crisi-il-conflitto-stato-mercato</link>
		<comments>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/leconomia-cristiana-di-fronte-alla-crisi-il-conflitto-stato-mercato#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 12:23:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.transatlantico.org/sitehome/?p=82</guid>
		<description><![CDATA[articolo scritto per un giornale locale gestito da alcuni amici dell&#8217;UDC nel Bresciano Negli ultimi decenni si è assistito ad un progressivo indebolimento del ruolo dello Stato nell&#8217;economia. Ai tempi di De Gasperi, Vanoni e Mattei, quando la Democrazia Cristiana guidò la ricostruzione postbellica lanciando il miracolo economico italiano, lo Stato poté contare sulla possibilità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>articolo scritto per un giornale locale gestito da alcuni amici dell&#8217;UDC nel Bresciano</em></p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi decenni si è assistito ad un progressivo indebolimento del ruolo dello Stato nell&#8217;economia. Ai tempi di De Gasperi, Vanoni e Mattei, quando la Democrazia Cristiana guidò la ricostruzione postbellica lanciando il miracolo economico italiano, lo Stato poté contare sulla possibilità di indirizzare le scelte strategiche e regolamentare il mercato per garantire sia gli investimenti produttivi sia la creazione di una rete sociale. E non lo si nascondeva: le partecipazioni statali sono state un aspetto fondamentale del sistema italiano per molti anni, fino a quando arrivarono i Britannia boys negli anni Novanta, inaugurando il nuovo corso di privatizzazioni, liberalizzazioni e austerità, con la scusa di creare la &#8220;seconda repubblica&#8221; e garantirsi la sicurezza partecipando alla corazzata della nuova moneta unica europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo dirigismo e statalismo sono diventate delle parolacce. Si inneggia al mercato libero e quando le grandi banche e finanziarie rischiano di fallire a causa dell&#8217;esplosione della bolla speculativa che loro stesse hanno creato, tocca ai cittadini dover pagare per tutti: i salvataggi a non finire portano via soldi ai servizi pubblici, allo stato sociale, e in modo particolare agli investimenti. Insomma, lo Stato serve solo quando c&#8217;è da tenere in piedi un sistema ormai decotto.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a questa situazione si registra purtroppo una spaventosa convergenza destra-sinistra sulla necessità di piegarsi in continuazione ai diktat pro-mercato della BCE e dell&#8217;FMI. Di coraggio e lungimiranza nel mondo politico se ne vede ben poco, anche se tutti dovrebbero sapere come l&#8217;Italia è diventata un paese avanzato; non certo con le ricette della Goldman Sachs e compagnia bella.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mondo della politica cattolica la questione di come affrontare la crisi si scontra con un problema particolare: è risorto il conflitto in merito al ruolo dello Stato. Parecchie persone si mobilitano in nome dei valori cristiani, ma troppo spesso si limitano ad una battaglia sulle questioni sociali tipo la scuola, l&#8217;aborto, la difesa delle tradizioni religiose. Quando si tratta di invocare un ritorno alle fondamenta della politica economica che ha funzionato così bene in passato, si presenta un grosso blocco: uno dei personaggi storici presi a riferimento per il movimento cattolico è allo stesso tempo il rappresentante di un&#8217;ideologia anti-stato. Si tratta del fondatore del Partito Popolare Don Luigi Sturzo.</p>
<p style="text-align: justify;">La sfiducia di Don Sturzo verso lo Stato è comprensibile, considerando il tempo in cui visse e i danni per la libertà che giustamente vedeva (e sperimentava) nel regime fascista. Meno comprensibile invece è il tentativo di adottare la stessa ideologia nel periodo del dopoguerra, quando servì un forte intervento pubblico per la ricostruzione. Infatti Sturzo entrò in polemica con un altro politico cattolico importante, il sindaco di Firenze Giorgio La Pira.</p>
<p style="text-align: justify;">La Pira aveva ben chiaro il problema del mercato lasciato in preda alla &#8220;mano invisibile&#8221; che ignorava i bisogni della gente e della nazione. Nel 1954 La Pira riceve una lettera dal cattolico liberista Angelo Costa, presidente di Confindustria all&#8217;epoca, nella quale si legge: &#8220;Con la carità, con l’amore del prossimo si può, si deve fare molto e tutti potremmo fare molto di più, ma in nome della carità non si può presumere di superare le leggi dell’economia&#8221;. Gli rispose il sindaco di Firenze: &#8220;Anche a Lei, caro dott. Costa, posso riferire le parole che ho scritto al conte de Micheli: Lei è rimasto alla “contemplazione” incantatrice dei “maestosi” anzi “divini” principi di Ricardo e di Smith! [...] Si chiudono le aziende? Si disperdono preziose risorse produttive meccaniche ed umane? Si sgretola una intiera economia cittadina? Si mette la disperazione in migliaia e migliaia di famiglie? Niente paura! Tutti fenomeni che la “divina” meccanica di Bastiat ha già preveduti; tutto si assesta: lasciate che la meccanica economica – leggi divine! – svolga i suoi congegni e vedrete quali armonie si produrranno, davvero prestigiose e feconde&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La Pira seguiva le orme di Roosevelt, che con il New Deal aveva tirato gli Stati Uniti fuori dalla Grande Depressione, senza alcuna reverenza verso i banchieri di Wall Street che preferivano mantenere un sistema in cui il potere dei pochi prevaleva rispetto al progresso dei molti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel momento storico attuale è essenziale che il mondo cattolico faccia i conti con questa contrapposizione. Sono numerosi i liberisti che cercano di appropriarsi dei valori cristiani. Ma una visione chiara della società e della natura dell&#8217;uomo non può che confermare l&#8217;importanza dell&#8217;intervento pubblico nel garantire le precondizioni per lo sviluppo economico e culturale della popolazione. Occorre separare le banche commerciali da quelle d&#8217;affari (legge Glass-Steagall), e cioè le attività finanziarie ordinarie da quelle speculative, lasciando fallire la seconde senza chiedere salvataggi ai cittadini; serve il credito agevolato per chi produce, piuttosto che per chi gioca alla bisca dei mercati; occorrono infrastrutture moderne per assicurare efficienza e sviluppo, che richiedono investimenti a lungo termine, non in linea con i rendimenti immediati voluti dalle borse.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggigiorno criticando l&#8217;intervento pubblico non si inneggia alla libertà, ma ci si concede mani e piedi all&#8217;impero della finanza. E&#8217; arrivato il momento di seppellire tale impero, e andare avanti forti e liberi.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/leconomia-cristiana-di-fronte-alla-crisi-il-conflitto-stato-mercato/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le proteste contro Wall Street; trovare il coraggio per cambiare</title>
		<link>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/uncategorized/le-proteste-contro-wall-street-trovare-il-coraggio-per-cambiare</link>
		<comments>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/uncategorized/le-proteste-contro-wall-street-trovare-il-coraggio-per-cambiare#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 21:45:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.transatlantico.org/sitehome/?p=79</guid>
		<description><![CDATA[Dopo aver guardato qualche traccia video delle proteste pacifiche a New York, sotto la bandiera di “Occupy Wall Street”, ammetto che il mio primo istinto è di prendere l’aereo e andare a partecipare. Da quello che si è visto negli ultimi giorni almeno, le proteste crescono &#8211; non ci sono provocazioni tipo “black bloc” che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo aver guardato qualche traccia video delle proteste pacifiche a New York, sotto la bandiera di “Occupy Wall Street”, ammetto che il mio primo istinto è di prendere l’aereo e andare a partecipare. Da quello che si è visto negli ultimi giorni almeno, le proteste crescono &#8211; non ci sono provocazioni tipo “black bloc” che in altre circostanze hanno snaturato il significato delle manifestazioni &#8211; e le autorità pubbliche reagiscono in modo incoerente arrestando dei giovani in modo dimostrativo anche in assenza di comportamenti illegali. Considerando il fatto che la JP Morgan ha recentemente fatto una donazione di 4,6 milioni di dollari alla NYPD (New York Police Department), forse si può capire il perché di tanta ansia per fermare le proteste che rischiano di allargarsi a macchia d’olio nel momento in cui la disoccupazione, i tagli di bilancio e la povertà aumentano in continuazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, a prescindere dai dettagli delle manifestazioni, quello che è significativo è la crescita naturale di queste proteste, che ricordano quelle degli Indignados in Spagna, Grecia e numerosi altri paesi schiacciati dalla crisi finanziaria globale negli ultimi mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Da americano, non avevo dubbi che la popolazione avrebbe cominciato a ribellarsi; la questione rimane sempre quale forma prenderà una tale ribellione? La giusta indignazione contro il rifiuto da parte del Governo e del Congresso di affrontare la crisi alla radice, con misure che riorganizzino il sistema per tornare alla crescita dell’economia reale, può prendere diverse forme. Abbiamo già visto la rabbia della popolazione nei comizi locali dei parlamentari, la nascita del Tea Party, le forti critiche dei leader neri allo stesso presidente Obama, e ora le proteste per strada. Si spera che rimangano pacifiche, ma soprattutto occorre dare una risposta vera a queste istanze, non permettendo che i moti popolari vengano deviati a favore di cambiamenti finti o anche peggiorativi, come già sta avvenendo in alcuni casi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se le istituzioni continueranno ad evitare di svolgere il loro dovere, parlando di rigore contabile e di asservirsi alla richieste dei “mercati”, peggiorando così ancora di molto il tenore di vita della popolazione, la situazione potrà sfuggire al controllo, come si è visto numerose volte nella storia. Negli USA abbiamo fatto la Rivoluzione contro l’Impero britannico, portando alla creazione di una vera repubblica, pur con tutti i suoi problemi; a fine ‘700 in Francia, la protesta è andata diversamente, portando ad una dittatura e poi alla restaurazione dell’impero.</p>
<p style="text-align: justify;">Da americano in Italia mi chiedo quando i cittadini di questa nazione (sperando che si possa ancora chiamarla in questo modo) decideranno che “enough is enough”. Le imposizioni delle istituzioni sovrannazionali non porteranno a niente di buono; basta vedere il tracollo della Grecia nell’ultimo anno, paese che ha accettato e attuato le ricette per il “risanamento” del FMI e della BCE.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si tratta di andare a spaccare le vetrine e bruciare le automobili, azioni assolutamente inutili, naturalmente. Si tratta di non accettare le bugie, di esigere delle risposte vere, di creare una nuova leadership in grado di onorare la storia di questo Paese e il futuro dovuto ai suoi figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla Confindustria, ai liberalizzatori dell’opposizione, a molti esponenti della maggioranza, vediamo che da tutte le parti si invocano proprio quelle misure mercatiste che sono alla base della crisi stessa. Non basteranno mai le “riforme strutturali” richieste dalla finanza, che mira solo a tenere in piedi il proprio sistema di potere, già in avanzata fase di crollo. I rappresentanti pubblici devono smettere di credere di salvare se stessi attaccandosi al Titanic guidato da Francoforte e Bruxelles (con gli armatori alla City di Londra e a Wall Street), e la popolazione deve costringerli a farlo, oppure sostituirli.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia si sta ancora bene, dicono molti, ma di questo passo non durerà a lungo, e ad un certo punto, quando ci si accorgerà che non si sta affatto bene, potrebbe essere troppo tardi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Andrew Spannaus</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>2 ottobre 2011</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/uncategorized/le-proteste-contro-wall-street-trovare-il-coraggio-per-cambiare/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lettera aperta alla Commissione Affari Costituzionali</title>
		<link>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/lettera-aperta-alla-commissione-affari-costituzionali</link>
		<comments>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/lettera-aperta-alla-commissione-affari-costituzionali#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 18:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.transatlantico.org/sitehome/?p=70</guid>
		<description><![CDATA[Investire, non tagliare La lezione del Sistema Americano di Economia Politica I componenti delle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato sono chiamati a deliberare sulle decisioni europee, prese nell&#8217;ambito del Patto Euro Plus, di costituzionalizzare l&#8217;obbligo del pareggio di bilancio. Ogni membro del Parlamento sa che deve affrontare questo compito in quanto rappresentante della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: medium;">Investire, non tagliare<br />
</span></span></span></h3>
<h3 style="text-align: justify;"><span><span>La lezione del Sistema Americano di Economia Politica<br />
</span></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">I componenti delle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato sono chiamati a deliberare sulle decisioni europee, prese nell&#8217;ambito del Patto Euro Plus, di costituzionalizzare l&#8217;obbligo del pareggio di bilancio. Ogni membro del Parlamento sa che deve affrontare questo compito in quanto rappresentante della propria nazione, e non nella veste di un servitore delle istituzioni sovrannazionali. Per questo motivo, occorre esaminare più a fondo la bontà della proposta stessa, cioè chiedersi se davvero la riduzione della spesa pubblica nell&#8217;ottica di raggiungere il pareggio di bilancio sia nell&#8217;interesse dell&#8217;Italia, o di qualsiasi nazione chiamata ad affrontare una grave crisi economica come quella che minaccia la società in questo momento.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">L&#8217;esempio storico degli Stati Uniti</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">Per esaminare la questione sarà utile vedere come il Paese più forte a livello internazionale, gli Stati Uniti, ha sviluppato la propria economia e verificare se lo abbia fatto con una politica di bilancio rigorosa, evitando di &#8220;vivere al di sopra delle proprie possibilità&#8221;. Certo, oggi si parla di questo negli USA, dove il presidente Obama e i repubblicani sono d&#8217;accordo sul fatto che occorre tagliare, e litigano solo sul come e il quanto. Dopo aver rovinato l&#8217;economia produttiva con una politica che promuove le attività a breve termine, speculative, ora si chiede ai cittadini di stringere la cinghia. Il settore finanziario è stato rifinanziato a suon di trilioni dalla Federal Reserve, che si appresta ad aumentare ancora di più le immissioni di denaro nel sistema – iniezioni che non arrivano mai all&#8217;economia reale -, ma la popolazione deve accettare l&#8217;austerità, per &#8220;ristabilire la fiducia&#8221; dei mercati. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">Non sorprende affatto che questa discussione avvenga nel momento in cui gli Stati Uniti si distinguono per un&#8217;economia disastrata: l&#8217;industria è crollata negli ultimi decenni, la disoccupazione e la povertà sono salite alle stelle, ed ogni investimento pubblico che potrebbe imprimere una svolta viene bollato come &#8220;intervento statale&#8221; che turba l&#8217;andamento naturale dell&#8217;economia. La discussione sui tagli alla spesa si accompagna perfettamente ad un&#8217;economia in declino; anzi, ne ha svolto un ruolo fondamentale nella sua creazione.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">Esamineremo brevemente alcuni periodi della storia americana che insegnano molto sull&#8217;argomento: quello immediatamente successivo alla Guerra d&#8217;Indipendenza, il periodo della Guerra Civile, e soprattutto quello del New Deal negli anni Trenta. (quest&#8217;ultimo vide un aumento del debito pubblico del 100% circa in tre anni, portando ad una crescita economica senza precedenti) La decisione sovrana di aumentare gli investimenti da parte dello Stato non solo non ebbe effettivi negativi sull&#8217;andamento economico, ma pose le basi per l&#8217;espansione economica della nazione. Infatti senza le decisioni di questo tipo, da parte di Alexander Hamilton e George Washington, Abramo Lincoln e Franklin Delano Roosevelt, è più che lecito dire che gli Stati Uniti non sarebbero mai diventati la principale potenza economica mondiale. Peraltro, questa affermazione viene facilmente dimostrata in senso negativo: da circa quattro decenni la politica degli investimenti produttivi è stata abbandonata, e ora la traiettoria negativa degli USA è davanti agli occhi di tutti.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">Hamilton, Lincoln e le infrastrutture</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">Dopo l&#8217;entrata in vigore della Costituzione americana nel 1789, il governo di George Washington si mosse velocemente per consolidare la nuova unione. Furono decisive le azioni del primo Segretario del Tesoro, Alexander Hamilton, che consolidò il debito di tutti gli stati a livello federale, e creò vari meccanismi per garantire gli investimenti nelle manifatture e nelle <em>migliorie interne</em>, cioè le infrastrutture. Oggi il nome di Hamilton viene invocato per sostenere la proposta di consolidare i debiti dei singoli Stati dell&#8217;UE a livello sovrannazionale; ma in realtà le linee guida delle istituzioni europee si fondano sulle regole liberiste, che vietano ogni forma di dirigismo industriale e garantiscono il controllo dell&#8217;elite bancaria internazionale, esattamente il contrario della promozione dell&#8217;industria da parte di Hamilton e di chi vedeva nella nuova nazione la possibilità di disfarsi finalmente delle oligarchie che bloccavano il progresso.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">Hamilton trattò il debito pubblico non come un fardello da ripagare stremando la popolazione; la nuova nazione era già allo stremo grazie alla guerra e aveva bisogno di crescere rapidamente per garantire la coesione interna e respingere eventuali nuovi attacchi dall&#8217;esterno &#8211; come puntualmente verificatosi con la nuova invasione britannica del 1812. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">Per raggiungere questi obiettivi Hamilton presentò le sue ragioni al Congresso e al pubblico, attraverso i suoi rapporti sulle manifatture, sul credito pubblico e sulla banca nazionale. Fissò un tasso di interesse per i creditori stranieri al di sotto del rendimento degli investimenti per la crescita della nuova nazione, nell&#8217;ottica di utilizzare i capitali dall&#8217;estero per gli scopi americani. Così facendo aumentò anche il debito pubblico, da 72 milioni di dollari nel 1790 a 78 milioni nel 1796; quasi il dieci per cento, ma un aumento in realtà contenuto, considerando i grandi passi mossi dagli USA in quei primi anni. La fazione interna che si rifaceva alle famiglie bancarie di Boston e New York, che non nascondeva la propria intenzione di mantenere una società agricola e aristocratica nella migliore tradizione dell&#8217;impero britannico, andò su tutte le furie, attaccando Hamilton in continuazione e denunciando l&#8217;&#8221;allarmante aumento&#8221; della spesa pubblica. Portavoce di questa linea fu Albert Gallatin, svizzero emigrato negli USA che riuscì a farsi eleggere alla Camera dei Rappresentanti, per poi diventare il Segretario al Tesoro sotto la presidenza di Thomas Jefferson. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">Gallatin fissò come obiettivo primario la riduzione del debito pubblico, operando tagli massicci alle spese militari e a qualsiasi investimento interno che riuscisse a intaccare. Ridusse le spese del 46%, creando le condizioni in cui il Paese non riusciva a difendersi per esempio dagli attacchi dei pirati, manipolati dagli imperi coloniali che miravano a impedire il commercio e così a bloccare la crescita degli USA.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">Per fortuna il presidente Jefferson ascoltò Gallatin soltanto in parte, dando vita ad un&#8217;espansione interna che contraddiceva gli stessi ideali della società agricola che andava predicando. La prima Banca Nazionale degli Stati Uniti, lanciata da Hamilton, lasciò il segno in termini di industria, strade e canali, garantendo un periodo di crescita che cominciò a rallentare soltanto dopo la rivincita dei liberisti, acceleratasi nei successivi decenni del1800.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">Un secondo esempio dell&#8217;aumento della spesa pubblica per provocare la crescita ci viene da Abramo Lincoln. Chi segue le questioni monetarie sa che Lincoln stampò la carta moneta per finanziare la guerra dell&#8217;unione contro i secessionisti. Mentre gli economisti di oggi &#8211; e molti &#8220;appassionati&#8221; di questioni monetarie che si fanno attirare dalle teorie pro-imperiali della scuola austriaca &#8211; tendono a bollare ogni tentativo di aumentare la liquidità da parte dello Stato come inflazionistico e arbitrario, il fatto è che Lincoln creò i <em>greenbacks</em> (i dollari americani) non per tenere in piedi i finanzieri di Wall Street, come fa la Fed oggi, ma piuttosto per garantire la produttività economica che avrebbe permesso al Nord di vincere una guerra sponsorizzata da chi preferiva un modello feudale, contrario al benessere di tutta la popolazione. Ancora oggi molti economisti famosi non riescono ad accettare la realtà del dirigismo attuato con grande successo da Lincoln. Qualche anno fa, il premio Nobel Gary Becker riuscì addirittura a definire &#8220;sbagliata&#8221; la decisione di Lincoln di mettere i dazi sull&#8217;acciaio, che provocarono la crescita dell&#8217;industria siderurgica americana e crearono uno dei pilastri dello sviluppo degli USA nei decenni a venire. Evidentemente anche Abramo Lincoln dovrà adeguarsi alle teorie del <em>free trade</em>, per evitare di essere bocciato dai professori di oggi!</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">Roosevelt pone fine alla Grande Depressione</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">Il terzo e più diretto esempio di spesa pubblica produttiva come risposta alla crisi viene dal presidente Franklin Delano Roosevelt. Il periodo degli anni Trenta è molto attinente alla situazione odierna, con il crollo del sistema speculativo, l&#8217;aumento della disoccupazione e una battaglia tra le istituzioni sovrane (o potenzialmente tali) e i finanzieri di Wall Street e la City di Londra. Ancora prima di insediarsi alla Casa Bianca, Roosevelt si rese conto dell&#8217;enormità della situazione e lanciò un piano di interventi pubblici senza precedenti. Dalla Works Progress Administration alla Civilian Conservation Corps, i programmi del New Deal diedero lavoro direttamente ad oltre 11 milioni di americani, lasciati senza nulla dal crollo repentino della bolla degli anni Venti. FDR riorganizzò il sistema bancario, affrontando di petto i banchieri e creando una base di sostegno tra la popolazione, che capì che soltanto lo Stato poteva agire per salvare la nazione. Firmò la legge Glass-Steagall, che stabilì la separazione tra banche d&#8217;affari e banche commerciali, insieme ad una serie di nuove regole intese ad evitare che la finanza parassitaria riuscisse ancora a sfamarsi sulla pelle della gente normale.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">Con la spesa pubblica Roosevelt diede lavoro a milioni di persone, intervenne per salvare e convertire le fabbriche che stavano per chiudere, costruì opere pubbliche che ancora oggi rappresentano dei punti di riferimento per il Paese.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">Inoltre, i programmi federali per sostenere &#8211; e in certi casi per controllare direttamente &#8211; l&#8217;industria pesante permisero alle fabbriche americane di garantire le forniture necessarie per vincere la Seconda Guerra Mondiale. Infatti chi afferma che i programmi di Roosevelt non funzionarono e solo con la guerra gli USA uscirono dalla Depressione compie un errore cruciale: fu l&#8217;intervento statale sotto Roosevelt che permise al Paese di entrare in guerra e di vincere. Senza di esso la capacità produttiva sarebbe stata già persa, forse irrimediabilmente.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">E per quanto riguarda il deficit, FDR lo fece aumentare in modo &#8220;spaventoso&#8221;: all&#8217;inizio degli anni Quaranta aumentò il debito pubblico di circa il 100% nello spazio di appena 3 anni, con un deficit medio di circa il 25% all&#8217;anno! </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">Alla fine della guerra il debito pubblico era di quasi il 122% del PIL. Gli investimenti avevano vinto la guerra e inaugurato un periodo di crescita che sarebbe durato per decenni. Per fortuna le regole dei monetaristi non valgono in caso di guerra; sarebbe ora di capire che lo stesso metodo può essere adottato oggi, ma piuttosto che fare la guerra dobbiamo combattere la povertà a livello interno e internazionale, ricostruendo le nostre infrastrutture e sviluppando i settori produttivi del futuro.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">Oggi, le pressioni da parte dei mercati e delle istituzioni sovrannazionali sono fortissime. Non è permesso discutere della bontà degli assiomi assunti dall&#8217;UE, l&#8217;FMI, la BCE, e ripetuti in Italia da opportunisti ed ideologi in entrambi gli schieramenti. Tuttavia, basta poco per smascherare le teorie monetariste e liberiste; uno sguardo a qualsiasi periodo di crescita economica vera mostra che la &#8220;mano invisibile&#8221; porta i soldi nelle tasche di chi intende manipolare, speculare e dominare. L&#8217;alternativa alle oligarchie finanziarie risiede negli stati nazionali sovrani, che hanno il potere di creare la crescita economica in modo attivo. Gli strumenti sono le spese nelle infrastrutture, il progresso tecnologico e la promozione delle attività produttive. Non saranno i &#8220;mercati&#8221; a compiere questa opera sacrosanta per chi crede nel diritto di tutta la popolazione di sopravvivere e di progredire. Le previsioni del Trattato di Lisbona già codificano il liberismo europeo, ma evidentemente questo non basta per chi vede il sistema dell&#8217;euro sbriciolarsi; si teme che le nazioni decideranno di staccarsi dalla nave che affonda, tornando alle soluzioni che hanno chiaramente funzionato nel passato. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;">Il varo di un emendamento costituzionale che proibisca le spese in deficit sarebbe un grave passo ulteriore verso l&#8217;autodistruzione. Chi è onesto non può negare questa realtà, e i riferimenti alle teorie screditate che hanno provocato la crisi che stiamo vivendo rendono ancora più palese la contrapposizione tra chi lavora per aiutare il proprio Paese, e chi di fatto agisce come lacchè di un potere finanziario e geopolitico internazionale che mira a salvare se stesso sulla pelle degli altri.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><em><span style="font-size: small;">Le misure da prendere per riorganizzare il sistema finanziario e rilanciare l&#8217;economia reale:</span></em></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;"><strong><em>Glass-Steagall</em></strong><em>: ristabilire la separazione tra banche ordinarie e banche d&#8217;affari, ponendo fine ad ogni salvataggio del sistema speculativo e garantendo le risorse per la popolazione e per l&#8217;economia produttiva</em></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;"><strong><em>Banca Nazionale</em></strong><em>: un istituto pubblico che promuova il bene comune senza condizionamenti dai centri finanziari sovrannazionali, attraverso crediti a lungo termine per lo sviluppo fisico dell&#8217;economia</em></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;"><strong><em>Grandi progetti infrastrutturali</em></strong><em>: rinnovare e costruire nuove reti di trasporto, energia, acqua e tutte le infrastrutture su cui si basa il progresso della società, puntando sull&#8217;innalzamento del livello tecnologico dell&#8217;economia</em></span></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/lettera-aperta-alla-commissione-affari-costituzionali/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervento all&#8217;assemblea di Confcooperative di Varese</title>
		<link>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/intervento-allassemblea-di-confcooperative-di-varese</link>
		<comments>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/intervento-allassemblea-di-confcooperative-di-varese#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 07:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.transatlantico.org/sitehome/?p=44</guid>
		<description><![CDATA[Il Segretario di MoviSol Andrew Spannaus è stato tra i relatori invitati all’assemblea di Confcooperative Varese l’11 settembre, nell’area fiera della stessa città. L’assemblea ha avuto luogo nel momento in cui le cooperative riunite sotto questa sigla &#8211; che sono in gran parte di ispirazione cattolica &#8211; si trovano ad affrontare un aumento della tassazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">Il Segretario di MoviSol Andrew Spannaus è stato tra i relatori invitati all’assemblea di Confcooperative Varese l’11 settembre, nell’area fiera della stessa città. L’assemblea ha avuto luogo nel momento in cui le cooperative riunite sotto questa sigla &#8211; che sono in gran parte di ispirazione cattolica &#8211; si trovano ad affrontare un aumento della tassazione sulle loro attività deciso nell’ultima legge finanziaria.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Invitato all’ultimo minuto su iniziativa del presidente dell’A.I.C.C.R.E. (Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d&#8217;Europa) Luciano Valaguzza, a Spannaus è stato chiesto di spiegare il legame tra i gravi problemi economici sperimentati a livello locale con il contesto della crisi internazionale, e in modo particolare di indicarne le soluzioni. Oltre alla relazione del presidente di Confcooperative Claudio Marelli e di Valaguzza stesso, che ha sottolineato l’importanza di un’Europa dei cittadini che punti allo sviluppo economico piuttosto che l’attuale “Europa dei conti” che si limita ad imporre tagli e “riforme” senza speranza di miglioramento, sono intervenuti anche l’ex Consigliere Regionale Giuseppe Adamoli, l’ex ministro e attuale presidente dell’Istituto Grandi Infrastrutture Giuseppe Zamberletti, e l’Assessore ai Trasporti della Regione Lombardia Raffaele Cattaneo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Nel suo intervento, il Segretario di MoviSol ha tracciato brevemente la genesi della crisi attuale, dal cambiamento di paradigma degli anni Sessanta-Settanta alla deregulation degli anni Ottanta, all&#8217;esplosione della speculazione nei titoli derivati ed affini negli anni Novanta.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Nel presentare la necessità di un cambiamento sistemico sul modello della legge Glass-Steagall per la separazione tra le banche ordinarie e le banche coinvolte nelle attività speculative (le banche d’affari come la Goldman Sachs ma ora anche le grandi banche come Unicredit, Deutsche Bank, ecc.), Spannaus ha anche sottolineato l’importanza di stabilizzare il debito pubblico per evitare i ricatti dei “mercati” tanto invocati nel periodo recente. Sarà necessario rompere lo strapotere della Banca Centrale Europea, tornando ad un sistema di Banche Nazionali in grado di garantire i titoli di stato e indirizzare le spese statali verso gli investimenti produttivi, piuttosto che sottostare al salvataggio del sistema della speculazione.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Tutti gli interventi durante il corso dell’assemblea, con la partecipazione di quasi 100 persone, hanno toccato la questione dell’importanza dell’economia reale e dello sviluppo del territorio, in contrapposizione ai meccanismi che stanno provocando lo stremo della popolazione in questi anni. Prima dei discorsi di Valaguzza e di Spannaus, l’on. Zamberletti aveva già aperto lo sguardo verso le strategie dello sviluppo internazionale, parlando dell’importanza dei grandi progetti quali i corridoi di trasporto trans-europei e le infrastrutture nel Sud Italia.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’Assessore Cattaneo è stato molto preciso nel dare lo stato dei conti pubblici italiani, ammettendo apertamente che, nonostante la sua appartenenza alla maggioranza che governa il Paese in questo momento, non ha problemi a dire che la manovra finanziaria in corso di approvazione non risolverà alcunché, e anzi, potrebbe semplicemente essere il preludio ad altre “correzioni” simili in futuro. Citando le parole del Ministro Giulio Tremonti a Cernobbio, Cattaneo ha detto che “siamo nelle mani degli usurai!”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Purtroppo, malgrado la sua franchezza nel denunciare i problemi dati dal contesto internazionale e anche dalla riduzione delle spese in conto capitale (infrastrutture) nel bilancio nazionale negli ultimi anni, l’Assessore ha detto che al momento non c’è altra scelta, il bilancio dev’essere tagliato.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: small;">E&#8217; per questo motico che risulta fondamentale la riorganizzazione del sistema come presentata dal Segretario di MoviSol.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">L&#8217;Italia e numerosi altri Paesi sono nella morsa di una dittatura dei mercati e delle istituzioni sovrannazionali: per quanto si possa comprendere la difficoltà di rompere con quel sistema, finché non se ne avrà il coraggio sarà impossibile bloccare i suoi effetti devastanti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/intervento-allassemblea-di-confcooperative-di-varese/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Systemic Collapse Targets Italy</title>
		<link>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/systemic-collapse-targets-italy</link>
		<comments>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/systemic-collapse-targets-italy#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 13 Aug 2011 21:24:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.transatlantico.org/sitehome/?p=41</guid>
		<description><![CDATA[As the global financial system continues its wrecking campaign, the nation of Italy has become the most recent target. In the past few weeks, a massive speculative campaign has been unleashed aimed at forcing the country to implement harsh austerity and &#8220;structural reforms,&#8221; in a process that heretofore has been limited to smaller economies such [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman;">As the global financial system continues its wrecking  campaign, the nation of Italy has become the most recent target. In the past few  weeks, a massive speculative campaign has been unleashed aimed at forcing the  country to implement harsh austerity and &#8220;structural reforms,&#8221; in a process that  heretofore has been limited to smaller economies such as Ireland, Greece and  Spain. As usual in these situations, the international financial elite cares not  for the welfare of the population of Italy, or any other of the countries that  come under pressure to take drastic actions in order to avoid the implosion of  the financial markets; they demand their pound of flesh, in the hope that the  global debt bubble based on speculation in financial derivatives and whatever  streams of income from the real economy can be rounded up by extortion, will  live to see another day. </span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Italy is a nation of nearly 60 million  people with a GDP of approximately $2 trillion, Europe’s third largest economy.  While the fabric of its economic system is decidedly less intertwined with the  global financial casino than that of many other countries, the gradual  implementation of an anti-industrial policy over the past thirty years has  produced a large foreign debt, equal to approximately 120% of GDP. Until about a  decade ago, over two-thirds of that debt was held by Italian families, who  financed their own government and earned interest doing so; now, about half is  in the hands of foreign banks, and thus any drop in &#8220;confidence&#8221; on the market  represents a threat to the country’s ability to finance its  debt.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;">With this in mind, consider the current death spiral of  the system based on Europe’s single currency, the Euro. From the beginning, the  Euro was aimed at eliminating all economic sovereignty among the nations of the  continent, starting with Germany in particular at the time of its reunification,  and Italy following close behind. The institutions of the European Union, now  established as a dominant supranational structure through the Lisbon Treaty, set  all essential economic policy for the member states, based on precisely the same  type of monetarist, free-market voodoo that has led to the current breakdown.  Member states are asked to balance their budgets through austerity and cuts in  public investment. Of course, those same policies make it impossible to create  growth in the economy, which leads to calls for even more austerity, along with  privatization and deregulation that are supposed to make the country more  &#8220;competitive,&#8221; but actually serve to open up sectors of the real economy that  can provide new loot for the financial sector.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;">Thus, as the speculative bubbles of recent years continue  to unravel, numerous countries find themselves in an unsustainable situation.  The high from the drug is gone, while the instruments that could change the  nature of the economy are prohibited. Ireland, Greece, Portugal and Spain have  all succumbed to this situation, cutting deals with the EU and the IMF for  massive budget cuts and reforms. Naturally, the programs don’t work, as  demonstrated in the case of Greece, which was &#8220;bailed out&#8221; over a year ago, and  is now in an even worse situation. The truth is that the bailouts go directly to  the foreign banks that participated in the bubble in the first place, or have  recently bought up the countries’ bonds seeking higher yields. Without a public  handout, they would fail.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;">In early July, Italian state bonds began to come under  pressure. By mid-July the spread between Italian and German bonds had reached a  peak of over 300 base points. At that time, the Italian Parliament passed an  austerity package of €70 billion in record time, with tax increases, cuts in  social services and pensions. Last week, the pressure was ramped up again, with  a new round of bond selling led by European banks such as Deutsche Bank, and  heavy pressure on the CDS market, derivatives which represent bets on default.  As the spread with German bonds closed in on 400 base points, and global markets  began their ongoing crash in relation to the artificial U.S. debt ceiling  crisis, the EU moved into action with heavy-handed threats: after the Italian  executive tried to hold the line against the pressure, denying the request of  the &#8220;markets&#8221; to frontload the austerity measures and demonstrate its  willingness to gouge the population as soon as possible, the current and future  heads of the European Central Bank (ECB), Jean-Claude Trichet and Mario Draghi,  wrote a letter to Italian Prime Minister Silvio Berlusconi, presenting a list of  conditions to be implemented immediately in exchange for measures to stop the  attack. The bankers demanded a balanced budget in two years, a balanced-budget  amendment to the constitution, a &#8220;credible&#8221; privatization and deregulation  campaign, and labor market reforms. Indeed the Berlusconi government’s policies  in recent years, led by Finance Minister Giulio Tremonti, have given mostly lip  service to free market reforms, blocking the type of deep structural changes  demanded by the liberals. Recently, the liberal faction has pushed Berlusconi –  who has been heavily damaged by scandals – towards their desired position,  deepening the rift with Tremonti, while at the same time angling to dump  Tremonti as soon as possible, through scandals and public attacks. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;">Faced with this blackmail, Italy did an abrupt  about-face, doing exactly what Berlusconi had resisted just the day before,  demonstrating that policy is made &#8220;by a supranational technical government based  in Brussels, Frankfurt, Berlin, London and New York,&#8221; as brazenly stated by  former EU Commissioner for Competition Mario Monti, the leading candidate for a  technocratic government to replace Berlusconi in the coming months, in an  article in Italy&#8217;s largest daily newspaper <em>Corriere della Sera</em>. As a  reward, the ECB began to buy Italian bonds on the market on Monday, Aug. 8,  allowing the spread to come down. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;">Death of a  system</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;">It is important to note that on its own, Italy is not at  risk of default. Although Italy&#8217;s public debt is very high, there is no reason  to suppose that the country will not be able to meet its obligations, even if  borrowing rates were to reach the level of 7% or more (they have been  oscillating between 5 and 6% in the past week), which would only add a few  billion dollars in costs this year. The bond crisis is created by the  speculative mechanisms of the market. Italy’s survival does not depend on a  bailout; indeed, the opposite is true. It is the global financial bubble that  requires new streams of income from the real economy – through privatization of  state enterprises, pension systems, municipal services, etc. &#8211; to postpone its  inevitable end.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;">The policies associated with the bailouts only make the  situation worse. The determination to keep the financial bubble alive with  ransom from what remains of productive activity is leading to the end of an era;  without a Glass-Steagall type reform, which would insulate the real economy from  the speculative junk that is causing the crisis, the problem can not be  solved.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;">Although the basis for a strong movement in favor of a  Glass-Steagall reform has already been laid in Italy, through numerous public  statements and events in collaboration with the LaRouche movement, including  resolutions in the Senate and Chamber of Deputies, one of the goals of the  crisis created in recent weeks has clearly been to shift the public debate away  from the real solutions and guarantee that the various political factions merely  argue over the details of how the austerity policies will be implemented. Just  as in the debt ceiling debate in the United States, the attempt is to push the  growing momentum for systemic change aside while the parties launch a largely  useless discussion within the ideological confines of a disastrous policy. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;">Despite having submitted to this blackmail, however, a  notable act of resistance has emerged, in the form of a judicial investigation  into the rating agencies that helped precipitate the bond crisis: Moody’s and  Standard and Poor’s. On Aug. 3 Prosecutors from Trani, a small city on the  Adriatic Coast, ordered a raid of the Milan offices of the agencies, to &#8220;verify  whether these agencies respect regulations as they carry out their work.&#8221; The  investigation originated with a complaint filed by a consumer association,  suggesting that the sharp drop in the market may have been the result of a  &#8220;precise scheme by hedge funds and other unidentified players that could be  linked to the negative comments about Italian public finances by the rating  agencies.&#8221;</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">The Trani investigation was bolstered by a  resolution passed by the Finance Committee of the Italian Chamber of Deputies  last week, calling on the government to take legal steps against rating  agencies. In a conversation with <em>EIR</em>, Sergio D&#8217;Antoni of the opposition  Democratic Party (Pd), slammed the rating agencies and agreed that the financial  system needs to be reorganized in order to block speculation and the attacks  that destroy entire countries. &#8220;The current situation is absurd. The role of the  rating agencies must be changed; we can&#8217;t have rating agencies who are paid by  those they assess, and that in any event respond only to the market. We need  something independent, or run by states. I agree that we must stop speculation  on state bonds, and separate ordinary banking activities from the speculative  casino. The situation demands a change in the  system.&#8221;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;"> The current investigation is actually the second proceeding regarding  market abuse and stock-jobbing opened by the prosecutors in Trani. The first was  initiated in late 2010, also based on a complaint from consumer associations, in  reaction to a report issued by Moody&#8217;s stating that the Italian banking system  was at risk following the crash in Greece. The more recent proceeding, against  Standard and Poor&#8217;s, regards further reports questioning Italy&#8217;s ability to  finance its debt and calling the measures proposed by the government  insufficient. The rating agency is charged with irregularities such as issuing  statements while the market was open, and based on incomplete information. In  those instances, the Italian Finance Ministry responded immediately denouncing  the reports as inaccurate.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;"> The case could potentially lead to a ruling that clearly establishes the  lack of impartiality of the rating agencies. This would provide key support to  those political and institutional figures who have already begun to take aim at  them, and political cover for measures to insulate the bond markets from this  type of manipulation. </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/systemic-collapse-targets-italy/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Perché gli USA si fanno male da soli?</title>
		<link>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/perche-gli-usa-si-fanno-male-da-soli</link>
		<comments>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/perche-gli-usa-si-fanno-male-da-soli#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 13 Aug 2011 21:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Strategia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.transatlantico.org/sitehome/?p=39</guid>
		<description><![CDATA[Risposta ad un lettore sulle scelte economiche degli Stati Uniti Un lettore ci ha scritto: Non capisco proprio perchè gli Stati Uniti D&#8217;America &#8211; un paese a moneta Sovrana (per il quale la parola debito pubblico dovrebbe soltanto far sorridere, o sbaglio?), un paese che può spendere a deficit, un paese che SA COME si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><strong><span style="color: #800000; font-size: medium;">Risposta ad un lettore sulle scelte economiche degli Stati  Uniti</span></strong></span></div>
<p>Un  lettore ci ha scritto:</p>
<p>Non  capisco proprio perchè gli Stati Uniti D&#8217;America &#8211; un paese a moneta Sovrana  (per il quale la parola debito pubblico dovrebbe soltanto far sorridere, o  sbaglio?), un paese che può spendere a deficit, un paese che SA COME si esce  dalle crisi &#8211; debba parlare di abomini neoliberisti (in passato predicati solo  per i paesi del terzo mondo) come &#8220;la riduzione del debito pubblico&#8221;, l&#8217;obbligo  del &#8220;pareggio di bilancio&#8221; o peggio ancora il &#8220;rischio default&#8221;!<br />
Davvero non  capisco.<br />
Vogliono imitare l&#8217;Europa? Incrementare il tetto del debito: perchè  in un Paese a moneta sovrana il debito dovrebbe avere un tetto? Vogliono mettere  a rischio fette della loro egemonia politico-econonomica-culturale che hanno nel  mondo? Chi gioverebbe il default? Spero  possiate aiutarmi e darmi lumi in merito.</p>
<p>Di seguito la  risposta:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Caro  Gianpaolo,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’errore  che spesso si fa nel guardare la politica degli stati occidentali di questi  tempi è di pensare che la classe dirigente abbia un piano razionale per  garantire il futuro. Per quanto riguarda l’Europa forse Lei ha già capito che  non è così, ma di fronte all’autodistruzione degli Stati Uniti stenta a  crederci. E’ in parte comprensibile, considerata la storia americana è la  posizione che il paese occupa a livello internazionale. Tuttavia, la realtà non  lascia scampo: ciò che l’èlite vuole fare attraverso le istituzioni americane  non è diverso da ciò che si sta facendo in Europa: mantenere una struttura di  potere finanziario cannibalizzando la stragrande maggioranza della  popolazione.</p>
<p>Da  questa parte dell’Atlantico la forma di questa follia è più chiara. L’Unione  europea è stata creata in modo tale da rimuovere ogni elemento di sovranità nei  settori più importanti, dall’economia alla politica estera. Con l’avvento del  Trattato di Lisbona ormai i parlamenti nazionali non discutono di indirizzi  politici, ma soltanto di dettagli dell’attuazione. Abbiamo avuto un esempio  lampante in queste settimane: il Governo e il Parlamento italiani hanno discusso  di quanto e dove tagliare, ma nessuno ha osato mettere in dubbio l’impianto  stesso della “risposta” alla crisi. La realtà del crollo del sistema dell’euro e  la necessità di una virata di 180 gradi è ancora essenzialmente tabù a livello  istituzionale.</p>
<p>Negli  Stati Uniti la situazione è migliore, ma non perché l’economia vada meglio;  anzi, va peggio che da noi. La speranza è che il Paese che “sa come fare” come  dice Lei, possa imprimere una svolta vera. Durante la discussione che ha portato  al varo della (pessima) Legge Dodd-Frank di un anno fa ci fu un vero dibattito  pubblico e istituzionale su quali misure prendere. E la battaglia per una  riforma che separi le attività speculative da quelle ordinarie che è esplosa a  livello pubblico continua oggi, con il disegno di legge alla Camera di Marcy  Kaptur per ripristinare Glass-Steagall e una crescente pressione da parte della  popolazione.</p>
<p>Infatti  direi che è propria questa pressione ad aver portato l’èlite finanziario a  seguire il “modello europeo” in questo momento. Lo scopo è di mettere a tacere  le voci sane e costringere tutte le forze in campo a misurarsi sul terreno  imposto dai bankers e i loro alleati. Così i repubblicani hanno imposto un  ricatto, rifiutandosi di aumentare il tetto del debito, che in passato è sempre  stato un voto puramente formale in quanto si tratta solo di pagare delle spese  già decise dal Congresso. Davanti a questo ricatto, con la richiesta di tagli  massicci alla spesa sociale e agli investimenti governativi, Obama si è mostrato  più che pronto ad accogliere la richiesta dei “mercati” – come al solito. E’  notizia di questi giorni che il Segretario del Tesoro Geithner ha avuto contatti  costanti con un dirigente della Standard &amp; Poor’s che ha indicato la cifra  di 4 trilioni di dollari come un livello di tagli “credibile”. Obama si è  allineato subito, mettendo sul piatto anche dei cambiamenti al Social Security e  al Medicare. L’esito pare che sarà una nuova supercommissione che imporrà dei  tagli in modo automatico. Insomma, una crisi artificiale ha portato allo scopo  voluto, la popolazione ci perde ancora, mentre il settore speculativo continua a  dominare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per  concludere, possiamo riassumere la situazione in questo modo: gran parte degli  economisti istituzionali sono ormai ideologizzati al punto tale da ignorare  completamente le lezioni del passato, anche quando si tratti dei miracoli  compiuti dal proprio Paese (Hamilton, Lincoln, Roosevelt e altri). Quindi  affidarci agli esperti significa continuare a suicidarci con le stesse politiche  degli ultimi decenni. Ad un livello più alto, esiste un’oligarchia che è  consapevole dei problemi a cui si va incontro, ma preferisce rischiare un  collasso e le rivolte sociali piuttosto che perdere la propria  egemonia.</p>
<p>(Qui  si vede l’errore di gente come Chomsky, che attribuisce ogni sforzo tecnologico  e produttivo ad un “sistema” che mira a mantenere la forza dell’establishment.  La realtà è che l’establishment contrasta l’innovazione tecnologica vera, perché  porta allo sviluppo della popolazione a scapito dei  parasiti.)</p>
<p><span style="font-size: small;">Ovviamente però, la partita non è  finita, perché per quanto l’oligarchia possa manipolare la situazione, non  possono fermare gli eventi reali. Il crollo non si arresterà, e quindi il  prossimo periodo rappresenta ancora un’occasione per cambiare direzione. Per  fare ciò serve del coraggio, da parte delle istituzioni, ma soprattutto da parte  della popolazione, che dovrà costringere le istituzioni a cambiare prima che sia  troppo tardi.</span></p>
<p><em>Andrew  Spannaus</em></p>
<p><em>31  luglio 2011</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/perche-gli-usa-si-fanno-male-da-soli/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come fermare l’attacco all’Italia</title>
		<link>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/come-fermare-l%e2%80%99attacco-all%e2%80%99italia</link>
		<comments>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/come-fermare-l%e2%80%99attacco-all%e2%80%99italia#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 13 Aug 2011 21:18:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.transatlantico.org/sitehome/?p=37</guid>
		<description><![CDATA[Dopo Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo, ora l&#8217;attacco speculativo all&#8217;Italia è entrato nel vivo. Il sistema dell&#8217;Euro sta franando, e gli hedge fund che guidano la speculazione internazionale se ne approfittano per lanciare un affondo contro il Paese. Chiaramente non esistono cambiamenti oggettivi che nello spazio di pochi giorni hanno portato a questa “crisi”, si tratta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo  Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo, ora l&#8217;attacco speculativo all&#8217;Italia  è entrato nel vivo. Il sistema dell&#8217;Euro sta franando, e gli hedge fund che  guidano la speculazione internazionale se ne approfittano per lanciare un  affondo contro il Paese. Chiaramente non esistono cambiamenti oggettivi che  nello spazio di pochi giorni hanno portato a questa “crisi”, si tratta  semplicemente di una decisione presa da certi centri speculativi di passare alla  prossima fase di un processo annunciato da molto tempo. L’Italia ha un debito  pubblico alto e sempre di più in mano alle banche straniere, creando una  situazione in cui i rumors e i giudizi arbitrari delle agenzie di rating possono  indicare la direzione per l’intero mercato.</p>
<p>Sarebbe  un grave errore però fissarsi sulle preoccupazioni espresse dagli operatori  sull’Italia, piuttosto che considerare la struttura stessa dell’attuale sistema  finanziario. La Consob ha fatto un passo nella direzione giusta, decidendo di  frenare le vendite allo scoperto dei titoli di stato. Il fatto che si specula al  ribasso su titoli che non si intendono neanche tenere dimostra che non siamo  davanti ad una crisi di fiducia, ma un attacco vero e proprio. Il mercato dei  CDS (Credit Default Swap) e dei derivati in generale si basa non sul concetto  dell’investimento, ma soltanto sul guadagno a breve termine. Se si convince il  mercato che le cose andranno male in Italia, allora ci sarà da incassare un  sacco di soldi dalle scommesse sapientemente fissate in anticipo – il metodo  Soros del ’92, ripetuto più volte negli ultimi anni.</p>
<p>La  risposta giusta sarebbe di cambiare le regole, bloccando le vendite allo  scoperto in toto, e chiudendo anche il mercato dei CDS. Per quale motivo il  futuro di un paese dovrebbe essere in mano a chi mira solo a fare profitti a  breve termine? Che senso ha permettere che il valore dei titoli pubblici fluttui  in continuazione, in base agli umori quotidiani della classe politica o di chi  non sa niente del paese contro cui specula?</p>
<p>Certo,  ci vorrà coraggio – che non sembra abbondare nei politici europei di questi  tempi – ma il fallimento completo del salvataggio greco potrebbe aprire gli  occhi a qualcuno: rassicurare i mercati con tagli massicci agli investimenti  pubblici e alla spesa sociale non porta da nessuna parte. Certo, tagliare degli  sprechi, per esempio nel mondo politico, può essere un segnale positivo, ma i  soldi veri sono altrove: nella previdenza, nella sanità, nei servizi pubblici.  E’ lì che puntano i grandi capitali, soprattutto in un Paese che ha resistito  meglio al richiamo della bisca mondiale rispetto ad altri che sono finiti nella  voragine dei salvataggi bancari.</p>
<p><span style="font-size: small;">L’Italia, come la  Grecia, la Spagna e tutti gli altri, necessita di una politica di investimenti  pubblici nelle infrastrutture e nelle tecnologie innovative, da abbinare ad un  sistema creditizio che favorisca l’economia produttiva. Significa riorganizzare  il sistema finanziario in base al criterio Glass-Steagall, separando le attività  ordinarie da quelle speculative. Solo in questo modo le imprese private potranno  sopravvivere all’attacco di un sistema che spinge tutto verso il basso. Solo in  questo modo il Paese potrà combattere chi vuole approfittare della crisi per  imporre una nuova fase di cannibalizzazione del patrimonio  nazionale.</span></p>
<p>La  consapevolezza del problema è in aumento; ora serve il coraggio di unirsi contro  un sistema che ha già dimostrato il proprio fallimento. Davanti alle misure  decise e concertate la speculazione si rivela sempre una tigre di carta:  bloccare le manovre strumentali sui titoli di stato potrà essere il primo passo  verso una svolta che garantirà un futuro produttivo per la nazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Andrew Spannaus</em></p>
<p><em>12 luglio  2011</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.transatlantico.org/sitehome/2011/economia/come-fermare-l%e2%80%99attacco-all%e2%80%99italia/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

